La Motopiadina 2010

La Motopiadina, come il nome suggerisce, nasce dall’unione di due tra le cose più gustose al mondo, andare in moto e la piadina.

La piadina, caratteristica della Romagna e del Montefeltro – dove la preparazione leggermente differente le fa acquisire il nome di crescia sfogliata, è diventata da un paio d’anni il pretesto per uno degli incontri del nostro gruppo, www.xjr.it.

Nasce un po’ per caso, dalle chiacchiere di un gruppo di amici a tavola, ma è già divenuta un’occasione sociale e motociclistica imperdibile.

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Foto di Claudio

D’altronde le occasioni d’incontro non sono mai troppe quando un gruppo di persone è affiatato e ha grande piacere a stare insieme.

I luoghi deputati a questo incontro sono poi paradisiaci, sia dal punto di vista motociclistico sia sotto l’aspetto gastronomico. Devo confessare che il Montefeltro e la Romagna sono decisamente tra le mie zone preferite, motociclisticamente parlando.

Dopo il periodo di preparazione dell’evento, che richiede attenzioni ed energie, arriva finalmente il momento della partenza e l’eccitazione cresce sensibilmente.

La destinazione di quest’anno è Fossombrone, c’è da tagliare l’Italia da ovest a est e le previsioni meteo non promettono nulla di buono per il venerdì, il giorno della partenza, ma non sono minimamente preoccupato perché sono strade che conosco ormai a memoria.

Al resto ci penserà, come sempre, la mia XJR, affidabile e inossidabile compagna di tante scorribande.

Per sbrigarmi mi sparo un veloce tratto autostradale fino a Orte e poi via di Flaminia.

A Terni il tempo non è un granché, come capita spesso da quelle parti, e guardando avanti la situazione è ancora peggiore, ma la strada si fa finalmente divertente, appaiono le prime curve e anch’io sento che comincio a rilassarmi.

Passo della Somma, Spoleto, Foligno e Nocera Umbra vengono attraversati senza problemi ed io sono completamente in sintonia con la mia moto.

In lontananza le nubi sull’Appennino fanno presagire la pioggia che vado a prendere, ma per fortuna solo da Cagli in poi, il che significa che sono ormai arrivato.

Decido di passare comunque per il Furlo per godermi lo spettacolo di paesaggi naturali unici che alcune gocce di pioggia non possono rovinare.

Arrivo in albergo e vedo che qualcuno è già arrivato; riabbraccio Andrea, Michele, Antonio e Federico ed è già tempo per la prima birra.

Quattro chiacchiere, qualche sigaretta, smette anche di piovere e arriva il primo gruppo di romani: Pietro, Lello, Giovanni e Filippo si aggiungono al gruppo.

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Per completare le presenze del primo giorno manca solo Anna, la mia compagna che, a causa di una brutta influenza, ha dovuto rinunciare a venire in moto e ci sta raggiungendo in auto, soffrendo maledettamente di non poter far parte al 100% dell’evento da lei organizzato.

Finalmente arriva anche lei, giusto in tempo per l’aperitivo.

Cena, piacevole serata con gli amici e la solita sensazione come se, invece che da qualche mese, non ci si veda solo da pochi giorni.

Facciamo tardi a parlare con Giovanni, l’amico partito da Catania per non mancare a quest’evento.

Alle quattro andiamo a letto, qualche ora bisogna pur dormirla perché ci attende una lunga giornata.

Alle dieci cominciano infatti ad arrivare i primi amici, un po’ da tutta Italia. Il gruppo comincia a diventare numeroso, fino ad arrivare alla quota di cinquantasei, con gli ultimi che ci raggiungono nel luogo stabilito per pranzo.

È indescrivibile l’emozione di questi momenti, che si legge nel sorriso sul volto di tutti, anche di chi partecipa per la prima volta.

Il pranzo, rigorosamente a base di piadina, affettati, formaggi e verdure viene innaffiato da Sangiovese e birra e si svolge in un incantevole borghetto medievale, le Reforzate, con vista sulle dolci colline del Montefeltro e San Marino e la Romagna all’orizzonte.

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Foto by Filipxjr

Preso il caffè, si ritorna in albergo e, sfruttando il sole estivo, arriva il momento delle foto, prima di rimettersi in moto per l’immancabile aperitivo a Urbino.

Alla sera, la grande cena collettiva durante la quale si perde il conto delle portate – e dei brindisi – e per digerire cosa c’è di meglio che della buona musica e quattro salti…

La voglia di stare insieme ci fa fare ancora tardi perché domani è il giorno della partenza e dei saluti e tutti noi vogliamo che questi momenti durino il più a lungo possibile.

La domenica, una volta salutati tutti, si torna a casa, cercando di distrarsi dalla tristezza con le curve di un itinerario noto e bellissimo, che non fa però allontanare la domanda che mi ronza in testa: quando lo rifacciamo?

By Yoannes

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Foto by Filipxjr

Da Narni al Lago di Bolsena, passando per Amelia e Orvieto

Si tratta di un itinerario molto divertente, che si percorre in poco tempo e che offre una grande varietà di curve, sia a raggio costante (come nel caso della Via Amerina) che variabile (giro del Lago di Bolsena).

La partenza è collocata a Narni, bellissimo borgo medievale, situato a circa un’ora di viaggio da Roma e raggiungibile tramite la Via Flaminia (SS 3), che da Civita Castellana in poi diventa molto godibile.

Da qui si prende la Via Amerina in direzione di Amelia e inizia un percorso molto appagante per i motociclisti che amano i tragitti tortuosi e guidati. La Strada dei Colli Amerini – questo il nome per intero – sa regalare tratti di paradiso motociclistico, con curve continue e variazione di altitudine che rendono questa strada tra le preferite dai motociclisti romani e non solo.

Le dolci colline umbre si prestano bene a qualsiasi tipo di andatura si voglia tenere e sanno accontentare sia i più smanettoni sia i turisti dall’andatura tranquilla.

Dopo un’oretta di spasso, si giunge a Orvieto, da dove prendiamo la SS 71 Umbro – Casentinese in direzione Montefiascone, strada che ci permette, dopo pochi chilometri, di deviare per il Lago di Bolsena, attraversando uno scenario incredibile di prati fioriti. Questa deviazione è la strada più veloce per arrivare al centro abitato di Bolsena, ma è anche la strada più trafficata e dai limiti di velocità più bassi.

In alternativa – e mi permetto di consigliare questo itinerario - si può arrivare direttamente a Montefiascone, percorrendo tutta la SS 71 e da qui scendere verso Marta per percorrere il giro del Lago di Bolsena in senso orario.

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Io consiglio di passare da questa parte non solo per la bellezza della strada, veramente in ottime condizioni, ma anche perché facendo il giro del lago da questa parte il limite di velocità è quasi dappertutto di 90 km/h e permette di tenere anche andature più sportivelle.

La direzione da prendere è verso Valentano e poi Latera: questo tratto è un vero eden motociclistico, la strada costeggia da sinistra il lago e s’inerpica poi verso Latera, raggiungendo quasi 700 metri di altitudine in un susseguirsi continuo di curve e controcurve, facendo capire che la Maremma e la Toscana sono vicine, davvero molto vicine.

Per concludere questo piccolo ma gustoso giro, consiglio, una volta giunti a Latera, di prendere per San Lorenzo Nuovo, dove ci si potrà fermare per una sosta nella fantastica piazza del paesino (dove si trovano due bar con possibilità di piccola ristorazione), che si affaccia direttamente sul lago, regalando un panorama spettacolare.

By Yoannes

Il mio raduno

Un raduno motociclistico è sempre un evento, da preparare con cura, da attendere con ansia e da vivere con gioia.

È il risultato di un anno di lavoro degli organizzatori e di un anno di attesa dei partecipanti, di un anno di infinite discussioni sui forum, il tutto finalizzato all’indescrivibile momento in cui si raggiunge la meta, il luogo del raduno, e dove finalmente rivedi le persone che hai salutato l’anno prima. alla partenza verso casa.

È facile comprendere come nei giorni imminenti la partenza cresca un’agitazione che è come una specie di febbre, data dalla voglia di accendere la moto e partire per un bel viaggio.

Quest’anno poi, il nostro raduno è iniziato addirittura una settimana prima perché abbiamo colto l’occasione di fermarci a trovare i parenti lungo la strada.

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Il primo giorno siamo quindi partiti e abbiamo scelto di seguire il dolce tragitto della Cassia che, attraversando il Viterbese, sfocia nella bellissima zona del Lago di Bolsena e poi, lungo le spettacolari colline della Val d’Orcia, porta a Siena e a Firenze.

Strade molto note ma che nondimeno percorro sempre con una grande emozione e divertimento.

Per il collegamento Siena – Firenze, suggerisco di evitare la Cassia per non impegolarsi in una miriade di paesini, che rallentano molto, e di utilizzare la superstrada.

Da Firenze un breve spostamento verso Pistoia e da qui abbiamo percorso uno dei tanti paradisi motociclistici dell’Appennino, la Porrettana, che da Pistoia porta a Bologna tagliando l’Appennino Tosco-Emiliano e regalando dei momenti di pura estasi motociclistica.

Lungo la strada, dalle parti di Marzabotto, abbiamo trovato un B&B davvero carino, che ci ha ospitato per la notte e rifocillato dopo la dura giornata (le temperature non sono mai scese sotto i 30° lungo tutto il viaggio…).

Il secondo giorno è stato dedicato al trasferimento verso la Brianza e, dal punto di vista motociclistico, ben poco da segnalare se non un riuscito esperimento di wind surf in moto.

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Credo che il tratto autostradale Milano – Bologna sarà molto difficile da dimenticare, con raffiche di vento che rendevano quasi impossibile andare avanti.

Dopo un paio di giorni di relax nella piacevole campagna brianzola, il quarto giorno si parte, è raduno ormai, e non un raduno qualsiasi.

Il raduno di quest’anno infatti racchiudeva nei primi giorni anche il raduno internazionale, con moto da tutta Europa che convergevano sul Lago di Garda.

Partiamo decisi ad avvicinarci al luogo del raduno percorrendo un bell’itinerario, studiato per evitare l’autostrada e godere degli splendidi scenari delle montagne di quella zona.

Nonostante il caldo insopportabile prendiamo le statali che conducono a Bergamo e decidiamo di fermarci a bere per contrastare l’afa. Mentre piano piano la vita torna a sorridere, arriva un sms da Andrea, l’amico con cui avremmo condiviso il bungalow: “…siamo arrivati, vi aspettiamo in piscina…”.

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Uno sguardo è sufficiente per intenderci, si punta il manubrio verso il Lago di Garda nella maniera più veloce possibile, è troppa la voglia di rivedere amici che non si incontrano da quasi un anno e di stare insieme a loro, anche se non necessariamente in moto.

È impossibile descrivere la gioia dell’incontro, le battute, i saluti, gli abbracci – e le birre – che cominciano a scorrere, bisogna pur festeggiare l’evento e gli ospiti stranieri.

Dopo un pomeriggio di saluti a chi continua a convergere su Sirmione e di tuffi in piscina, arriva il momento della cena e i continui brindisi contribuiscono a cementare un’unione già di per se piuttosto forte.

Il mattino successivo, passeggiatina a Bolzano, percorrendo la meravigliosa SS 12 dell’Abetone e del Brennero e ritorno veloce in camping perché alle 17.30 parte la sfilata dell’Eurofest nelle vie di Sirmione, tra molti che ci salutano e alcuni che ci guardano come fossimo dei pazzi (e in parte non sbagliano, forse…).

Migliaia di foto scattate, un veloce aperitivo e di nuovo in camping, il gruppo dei romani ha approntato velocemente un’osteria alla buona che riesce a dar da mangiare a una settantina di persone, tra italiani e stranieri, che socializzano mangiando carne alla griglia e bevendo un po’ di tutto.

Un’altra serata indimenticabile di baldoria che ci porta a letto tardi ma al mattino seguente siamo di nuovo in sella per una passeggiatina in solitaria: Gardesana Occidentale, statale verso Madonna di Campiglio, Passo del Duron verso Riva del Garda, Monte Baldo, un pezzetto di Gardesana Orientale e di nuovo “a casa”, stanchi ma felici di aver attraversato luoghi bellissimi e percorso strade da sogno. Per terminare degnamente la giornata, una bella mangiata (e bevuta) con gli amici italiani e stranieri che hanno deciso di fermarsi un po’ di più, tante chiacchiere di moto, e non solo, ed è di nuovo ora di andare a nanna, domani è il giorno della parata del raduno italiano.

Il percorso deciso porta in cima a Monte Baldo, salendo dal versante veneto, e un sole pieno ci prepara alla grande emozione del giro tutti insieme, ad andatura non sportiva, ma fatto apposta per creare un serpentone di chilometri composto esclusivamente dalle nostre moto, scambiandosi occhiate d’intesa con gli altri.

Sensazioni indescrivibili, che solo chi abbia mai partecipato a un raduno motociclistico può capire. Pranzo in quota, circa 1800 metri, e tanta allegria e volti soddisfatti di persone che, un anno ancora, sono riuscite a ritrovarsi e a stare insieme.

La malinconia giunge alla sera, quando la cena del sabato segna praticamente la fine del raduno e la sottile malinconia che pervade tutti al pensiero della partenza del mattino seguente, ma non impedisce che si faccia tardi ancora una volta, parlando un po’ con tutti perché tutti vorrebbero che la serata non finisse.

Ma, come tutte le cose belle, anche questo raduno termina e rimane una lunga cavalcata verso casa e i propri pensieri ed emozioni da vivere in solitaria nel proprio casco, con il desiderio che il prossimo raduno arrivi quanto prima.

by Yoannes

La Basilicata, per molti motociclisti una regione da scoprire

Ragazzi, ho scoperto questo sito, in cui ho trovato degli interessanti articoli per noi motociclisti, soprattutto per quelli di noi che amano viaggiare e scoprire strade nuove.

Nel titolo accenno appunto alla Basilicata, una regione di cui raramente si parla tra motociclcisti, ma che sembra essere veramente un luogo ideale. Ecco l’articolo:

Marchetto’s Exhaust Systems


Introduzione di V & A

Eccolo finalmente, lo stavamo aspettando da mesi e quando la chiave nel cruscotto ha chiuso il contatto e il quattro fronte marcia ha iniziato a carbonizzare aria e quel che rimane dei dinosauri, abbiamo sentito la nostra pelle accapponarsi e un brivido lungo la schiena ci ha letteralmente eccitato…

Il nome scelto dalla nascente bottega artigiana della capitale è molto evocativo, Cannemozze

è chiaro il riferimento alla famosa arma fatta in casa con cui gli italiani in passato regolavano i loro conti in sospeso…

ora i conti si regolano al semaforo, e con il sistema sviluppato dalla MES (Marchetto’s Exhaust Systems) montato sulla vostra cicciona (XJR 1300), sarete sicuramente il capo indiscusso del quartiere…

Durante la presentazione ci è stato mostrato un prototipo sul quale sarà poi basato il prodotto finale…molto simile ma più cattivo e rifinito secondo le esigenze dei clienti.

Di seguito le immagini da cui emerge lo stile tamarro del Cannemozza:

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Presentazione delle marmitte “Cannemozze”

(by Marchetto76)

Cari stimati colleghi, è con immenso piacere che vi vado a presentare una delle possibili versioni definitive delle marmitte CANNEMOZZE.

In questa gradita presentazione vi illustrerò la versione BLACK…. per uomini che non devono chiedere mai……

Oggi ho anche effettuato un breve giretto per sentire il sound in movimento…. ed ho avuto la riprova di una sensazione che avevo avuto in box provandola con il motore acceso sul cavalletto….IL MOTORE SALE DI GIRI DECISAMENTE PIU’ RAPIDAMENTE!

Per quanto riguarda il rumore fino a 3000 giri è uno spettacolo… un borbottio cupo ed esaltante, dai 3500 in su il rumore si stabilizza e diventa orecchiabile come un acuto della Callas….

In rilascio scoppietta come il “nostro scarico” dopo aver mangiato una pila di fagioli…..

Insomma sono proprio soddisfatto!

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Procedura e attrezzatura necessaria per la realizzazione

Le marmitte sono le originali tagliate di una 15ina di cm circa, come tappo ho riusato i due carterini originali, la vernice è una semplice vernice nera per alte temperature a bomboletta, ma ancora ne sto testando la validità; nel caso questo inverno le rismonto e le faccio verniciare a polveri.

Sul fatto di farle in casa, dico che tutto si può fare se si ha l’attrezzatura giusta, io ho iniziato a casa ma ho presto rinunciato, solo per tagliarla con il frullino ci ho messo un sacco di tempo; ho quindi deciso di farle in un’officina, che dispone di una troncatrice a nastro che fa un taglio più pulito e preciso e in un decimo del tempo.

Serve inoltre una saldatrice a filo, trapano a colonna, lamiera e un tubo zincato per creare un nuovo db killer da interporre tra terminale e tappo altrimenti fa veramente troppo rumore.

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By Marchetto76

Passo del Cerreto: curve e paesaggi

panoramica02_bigEcco un’altra proposta che potrebbe essere interessante: la traversata dell’Appennino tra Reggio e Massa attraverso il Passo del Cerreto.

Prendendo come base di partenza Reggio Emilia, si percorre la strada statale 63, quella che punta verso Castelnovo nei Monti, la cittadina più grande dell’appennino circostante.

Se si ha pazienza di superare i primi chilometri che si snodano in zone artigianali abbastanza anonime, in breve il nastro d’asfalto si snoda in un verde bellissimo, pieno di curve molto invitanti.

Passato Castelnuovo, si prende poi decisamente per il passo del Cerreto, che si trova alla ragguardevole quota di 1261 m.s.l.m.

Il percorso è molto bello, nelle fasi di avvicinamento si può anche ammirare la maestosa singolarità della pietra di Bismantova, paradiso dei free climbers e degli amanti del parapendio.

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Il passo poi si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino emiliano, zona ancora molto preservata dalla presenza dell’uomo: per chi, come me, ama oltre che girare la manetta del gas anche vedere luoghi interessanti, qui non rimarrà deluso.

Fatta la doverosa sosta all’immancabile bar trattoria sul passo, si entra in Toscana e si comincia a scendere verso il mar Ligure.

Io ho fatto questo percorso a luglio dello scorso anno, ed era un tripudio di colori e profumi, una strada bellissima e molto poco trafficata, che a questo punto comincia ad essere punteggiata da paesini e borgate medioevali molto caratteristiche.

Merita a questo proposito una menzione Fivizzano, abbarbicata sul fianco di un colle.

Io poi consiglio di abbandonare ad un certo punto la statale 63 prima di arrivare ad Aulla, e cioè prima di ricongiungersi con la strada della Cisa, ma di girare a sinistra verso sud prendendo la statale 446 verso Sarzana.

fosdinovoLa strada si restringe, le curve sono più strette, ed il paesaggio cambia, da tipicamente appenninico comincia ad assumere i toni delle riviera di levante. A me questo è stato il tratto che è piaciuto di più, forse anche perchè andavo completamente alla cieca, senza essere assolutamente preparato a quello che avrei visto….. sì perchè il mare si comincia a vedere quando ancora si è ancora relativamente in alto!

Passato Fosdinovo, cittadina molto bella con le sue mura medioevali ancora intatte, si scende rapidamente verso la litoranea, e qui si può scegliere se andare verso Lerici e la Spezia e le 5 terre, oppure, come ho fatto io, fare il lunghissimo viale lungomare da Marina di Carrara fino a Viareggio e a Torre del Lago Puccini. Insomma, dopo la natura, un po’ di … struscio tra i fighetti dei bar del lungomare

Io a dire il vero sono arrivato fino a Pisa per salire fino in cima alla torre … non in moto però eh, ma ognuno poi si può aggiustare l’itinerario come preferisce.

Un paio di note tecniche:

- l’asfalto è sempre più che soddisfacente, ho incontrato solo un tratto col semaforo col senso unico alternato per lavori poco dopo il passo, ma direi che da allora ad oggi dovrebbe essere stato tolto …..

- occhio al serbatoio: dopo Castelnuovo, c’è un lungo tratto, fin dopo il passo in cui non c’era traccia di distributori, quindi….. fate bene i calcoli!

Spero di aver dato un buon suggerimento almeno ad alcuni…

By Freeman

Un pomeriggio diverso

Ottobre 2009

CB ge“Ieri pomeriggio stavo per scoppiare, un mare di problemi riguardanti il mio lavoro mi attanagliava la testa e non vedevo via d’uscita.

Alle 13 la decisione: mollo l’ufficio con una scusa, prendo la CB e mi faccio portare via.

In mezz’ora tolgo di mezzo la città e mi dirigo verso l’Oltrepo Pavese, la pressione nella mia scatola cranica comincia ad allentarsi. Guido e basta.
Passo Penice, Bobbio, Val Trebbia una curva dietro l’altra riesco a ragionare e vedere le cose in modo più distaccato e meno opprimente, inizia qualche goccia di pioggia ma l’asfalto resta asciutto, arrivo a Genova che sono le 18.30.

Attraverso la città e prendo l’Aurelia fino a Varazze. Parcheggio la moto e mi siedo sulla spiaggia davanti al mare.

ASCOLTO E RESPIRO.

Ci sto un’oretta, poi al primo bar che vedo mangio un boccone.
Alle 21.30 riprendo la moto torno verso casa più sereno e pronto ad affrontare le cose che ho lasciato e mi aspettano l’indomani.
Arrivo a casa alle 23.30.
Mi ci voleva.

By Anto

ROMBORADUNO : Raduno CB Team al Passo del Rombo


rombo1 E’ sabato mattina, sono le 5:15, la sveglia del telefonino suona puntuale metto su il caffè ed intanto mi faccio una bella doccia per svegliarmi. Rapida colazione, tuta, casco, guanti ed alle 6:00 in punto la CB romba nel cortile di casa, si va!

Strada normale fino a Trezzo d’Adda dove imbocco la A4 che mi porta diretto alla mitica area di servizio Brembo classico ritrovo per i Cbisti della Lombardia.
Sono il primo ma dopo 1 minuto ecco Simone giubbino in pelle e jeans sorriso tipico del Cbista in partenza per un bel viaggetto. Nel giro di 5 minuti piombano veloci le Cb di Lele e Feromoto.

Via verso Desenzano dove ci aspetta Ciubar, tempo bellissimo. Percorriamo tutta la Gardesana fino a Riva del Garda dove fuori casa ci attende Giorgio con l’inseparabile e simpatica consorte Giovanna.
Saluti strette di mano e via di nuovo sei Cb affrontano il Passo Ballino dove c’è una nebbia degna di Milano a novembre e ci sono 16 gradi, sono le 8:45. Ponte Arche, sosta colazione,di seguito Terme di Comano, Molveno, Andalo.
Sosta benzina sguardo al telefonino e arriva un messaggio dal Missile di Venezia GianGomezzz, lui e i suoi amici sono a 10 minuti di strada e li aspettiamo lì.
Altri saluti e vai di nuovo on the road.

rombo2Da Andalo scendiamo fino a Dermulo e imbocchiamo la strada per il passo Palade. Spettacolo !!!!

Chiedo il meglio alla mia Cb e lei come al solito non mi delude dal Palade picchiata su Merano Mentre attendo gli altri mi telefona Alex e mando un messaggio al PRESIDENT Treebeard.Siamo un po’ in ritardo ma in men che non si dica siamo a S.Leonardo dove ci attendono gli altri.
Dopo una rapida presentazione finalmente riesco a dare un volto ai Nick che tante volte ho visto sul forum.
Si sale al Passo Rombo scopro il paesaggio che l’anno scorso era completamente nascosto dalle nuvole.
Su in vetta arrivo e subito misi avvicina un tipo che mi chiede se son li per caso, il tempo di togliere il casco e la risposta gliela da Gian, nel giro di 20 minuti le Cb diventano 14!!!!!!
Il tipo è un Cbista di Torino che ha letto del Raduno ed è venuto a sorpresa Mitico!!!

Foto di rito e si scende in Austria per il pranzo al Dorf Alm Restaurantrombo3
Volti felici allietano il pranzo e gli amici di Gian tengono allegra la compagnia.
Dopo pranzo foto di gruppo e poi ognuno per il proprio programma, chi prosegue e chi rientra.

Io, Fero, Lele, Simone e Roby rientriamo verso casa.
Alla fine visto il tempo un pò minaccioso e la stanchezza optiamo per l’autostrada che ci riporta tranquillamente ognuno alla propria destinazione.
Stanco ma felicissimo alle 20.00 rientro nel cortile di casa dopo 14 ore e 750 km.
Grazie a tutti per la bellissima giornata.

By Antonio CB

Shark RSX Fusion Tech

 

Shark è un produttore di caschi che sta lentamente affermandosi, grazie anche al legame sempre più stretto con il mondo delle corse. Sono in aumento, infatti, i piloti di MotoGP e Superbike che utilizzano i caschi dell’azienda francese, segno della qualità intrinseca dei caschi Shark.

Io possiedo da tre anni il casco della foto (che è in realtà di colore blu notte), RSX Fusion Tech e credo di poterne scrivere una recensione a ragion veduta.

Il casco è discretamente leggero, 1350 g circa, e già questa è una bella notizia.

Sono proposte due misure di calotta, per meglio combinarsi con le varie misure.

La calotta è realizzata esternamente in fibre composite multiassiali Carbon-Aramide e all’interno con polistirolo multistrato a densità differenziata, per la miglior dissipazione di un eventuale urto.

Grande attenzione è stata posta alla realizzazione della visiera, che presenta uno spessore di 3 mm, come nei caschi di Formula 1, ed ha un trattamento antigraffio e antifog davvero efficace, il migliore che abbia mai avuto. Non c’è davvero verso di far appannare la visiera, neanche soffiandoci sopra o viaggiando per 200 km sotto la pioggia scrosciante (come ho avuto modo di verificare personalmente).

Il paranaso offerto di serie aiuta ad ottenere questo risultato, molto importante per la sicurezza di noi motociclisti, così come il sottogola – sempre di serie – aiuta ad evitare turbolenze provenienti dal basso.

Gli interni sono morbidi e confortevoli, realizzati in tessuto Coolmax (altro plus di questo casco), e l’accoglienza riservata alla testa è veramente regale grazie ai guanciali ergonomici in mousse 3D, si viaggia in grande comfort e per molti km senza il minimo disagio.

La ventilazione è garantita da un sistema di brevetto Shark, che utilizza due prese anteriori (mento e fronte), canalizzati attraverso “effetto Venturi” ed un estrattore posteriore. A completare il quadro non può mancare il cinturino sottogola chiuso da anello a doppia D.

La mia esperienza è decisamente positiva, in tre anni con questo casco ho percorso decine di migliaia di km, in tutte le condizioni meteo possibili e nel massimo comfort. Unico neo, a mio avviso è un pochino rumoroso, ma va detto che io guido una moto nuda – Yamaha XJR 1300 – e sono alto 1.93.

Per il resto, io mi ci sono trovato alla grande sia nei 48 gradi dell’estate greca così come con le temperature vicine allo zero dell’inverno, con il grande vantaggio che gli interni non si deteriorano, nemmeno se, come me, siete di quelli che sudano molto.

E’ sufficiente una manutenzione periodica degli interni, per mantenerlo in perfetto ordine, pronto ad accompagnarvi per i prossimi viaggi nella massima comodità.

 

by Yoannes

L’abbigliamento tecnico è un compagno fondamentale del motociclista

La grande passione che anima i motociclisti si esprime fondamentalmente in due modi. Giri turistici e passeggiate per i più tranquilli (o mototuristi), oppure appassionanti e adrenaliniche giornate in pista per i più sportivi. Qualunque sia il modo di essere motociclista, ci sono degli aspetti basilari che non possono essere né tralasciati né sottovalutati.

Il mio primo consiglio è di verificare piuttosto frequentemente lo stato e le condizioni della vostra moto, per accertarsi che sia sempre in perfette condizioni. Chiunque sia mai rimasto a piedi nel bel mezzo di un’uscita in un posto isolato – e magari di domenica, giorno per eccellenza dedicato ai giri in moto – sa perfettamente di cosa stia parlando. Restare in mezzo ad una strada solo perché non si è controllato l’olio, tanto per fare un esempio, è quantomai frustrante. Le condizioni della moto sono quindi il primo fattore da valutare, prima di mettersi per strada.

Il secondo fattore, della pari importanza, è la scelta di un abbigliamento adeguato. Troppo spesso mi trovo a vedere in strada persone in sella a moto da 150 cv vestite come per una passeggiata al parco, giubbottino leggero e scarpe da ginnastica, senza la minima protezione. Se pensiamo che nei luoghi deputati agli sport motoristici, gli autodromi, non è possibile girare senza abbigliamento adeguato, è facile comprendere che, girando in strada (con tutte le incognite del caso) si dovrebbe prestare la massima attenzione a come ci si veste. Già, ma come ci si dovrebbe vestire, per essere sicuri di proteggersi a dovere?

Questo testo vuole essere una piccola guida all’orientamento nel grande e caotico mondo dell’abbigliamento specifico per motociclisti. Il metodo che seguirò sarà abbastanza semplice, e cioè dalla testa ai piedi.

In effetti si può ragionevolmente dire che ogni parte del nostro corpo vada protetta. Il mercato, fortunatamente, ci aiuta in tutto ciò. E’ innegabile che attualmente si trovino in commercio accessori in grado di proteggerci adeguatamente.

> Il casco, l’accessorio più importante del motociclista

> Guanti e stivali, ovvero come proteggere le nostre estremità

> Giacche da moto, viaggiare sicuri e protetti 365 giorni l’anno

by Yoannes