Marchetto’s Exhaust Systems


Introduzione di V & A

Eccolo finalmente, lo stavamo aspettando da mesi e quando la chiave nel cruscotto ha chiuso il contatto e il quattro fronte marcia ha iniziato a carbonizzare aria e quel che rimane dei dinosauri, abbiamo sentito la nostra pelle accapponarsi e un brivido lungo la schiena ci ha letteralmente eccitato…

Il nome scelto dalla nascente bottega artigiana della capitale è molto evocativo, Cannemozze

è chiaro il riferimento alla famosa arma fatta in casa con cui gli italiani in passato regolavano i loro conti in sospeso…

ora i conti si regolano al semaforo, e con il sistema sviluppato dalla MES (Marchetto’s Exhaust Systems) montato sulla vostra cicciona (XJR 1300), sarete sicuramente il capo indiscusso del quartiere…

Durante la presentazione ci è stato mostrato un prototipo sul quale sarà poi basato il prodotto finale…molto simile ma più cattivo e rifinito secondo le esigenze dei clienti.

Di seguito le immagini da cui emerge lo stile tamarro del Cannemozza:

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Presentazione delle marmitte “Cannemozze”

(by Marchetto76)

Cari stimati colleghi, è con immenso piacere che vi vado a presentare una delle possibili versioni definitive delle marmitte CANNEMOZZE.

In questa gradita presentazione vi illustrerò la versione BLACK…. per uomini che non devono chiedere mai……

Oggi ho anche effettuato un breve giretto per sentire il sound in movimento…. ed ho avuto la riprova di una sensazione che avevo avuto in box provandola con il motore acceso sul cavalletto….IL MOTORE SALE DI GIRI DECISAMENTE PIU’ RAPIDAMENTE!

Per quanto riguarda il rumore fino a 3000 giri è uno spettacolo… un borbottio cupo ed esaltante, dai 3500 in su il rumore si stabilizza e diventa orecchiabile come un acuto della Callas….

In rilascio scoppietta come il “nostro scarico” dopo aver mangiato una pila di fagioli…..

Insomma sono proprio soddisfatto!

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Procedura e attrezzatura necessaria per la realizzazione

Le marmitte sono le originali tagliate di una 15ina di cm circa, come tappo ho riusato i due carterini originali, la vernice è una semplice vernice nera per alte temperature a bomboletta, ma ancora ne sto testando la validità; nel caso questo inverno le rismonto e le faccio verniciare a polveri.

Sul fatto di farle in casa, dico che tutto si può fare se si ha l’attrezzatura giusta, io ho iniziato a casa ma ho presto rinunciato, solo per tagliarla con il frullino ci ho messo un sacco di tempo; ho quindi deciso di farle in un’officina, che dispone di una troncatrice a nastro che fa un taglio più pulito e preciso e in un decimo del tempo.

Serve inoltre una saldatrice a filo, trapano a colonna, lamiera e un tubo zincato per creare un nuovo db killer da interporre tra terminale e tappo altrimenti fa veramente troppo rumore.

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By Marchetto76

Passo del Cerreto: curve e paesaggi

panoramica02_bigEcco un’altra proposta che potrebbe essere interessante: la traversata dell’Appennino tra Reggio e Massa attraverso il Passo del Cerreto.

Prendendo come base di partenza Reggio Emilia, si percorre la strada statale 63, quella che punta verso Castelnovo nei Monti, la cittadina più grande dell’appennino circostante.

Se si ha pazienza di superare i primi chilometri che si snodano in zone artigianali abbastanza anonime, in breve il nastro d’asfalto si snoda in un verde bellissimo, pieno di curve molto invitanti.

Passato Castelnuovo, si prende poi decisamente per il passo del Cerreto, che si trova alla ragguardevole quota di 1261 m.s.l.m.

Il percorso è molto bello, nelle fasi di avvicinamento si può anche ammirare la maestosa singolarità della pietra di Bismantova, paradiso dei free climbers e degli amanti del parapendio.

cerreto

Il passo poi si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino emiliano, zona ancora molto preservata dalla presenza dell’uomo: per chi, come me, ama oltre che girare la manetta del gas anche vedere luoghi interessanti, qui non rimarrà deluso.

Fatta la doverosa sosta all’immancabile bar trattoria sul passo, si entra in Toscana e si comincia a scendere verso il mar Ligure.

Io ho fatto questo percorso a luglio dello scorso anno, ed era un tripudio di colori e profumi, una strada bellissima e molto poco trafficata, che a questo punto comincia ad essere punteggiata da paesini e borgate medioevali molto caratteristiche.

Merita a questo proposito una menzione Fivizzano, abbarbicata sul fianco di un colle.

Io poi consiglio di abbandonare ad un certo punto la statale 63 prima di arrivare ad Aulla, e cioè prima di ricongiungersi con la strada della Cisa, ma di girare a sinistra verso sud prendendo la statale 446 verso Sarzana.

fosdinovoLa strada si restringe, le curve sono più strette, ed il paesaggio cambia, da tipicamente appenninico comincia ad assumere i toni delle riviera di levante. A me questo è stato il tratto che è piaciuto di più, forse anche perchè andavo completamente alla cieca, senza essere assolutamente preparato a quello che avrei visto….. sì perchè il mare si comincia a vedere quando ancora si è ancora relativamente in alto!

Passato Fosdinovo, cittadina molto bella con le sue mura medioevali ancora intatte, si scende rapidamente verso la litoranea, e qui si può scegliere se andare verso Lerici e la Spezia e le 5 terre, oppure, come ho fatto io, fare il lunghissimo viale lungomare da Marina di Carrara fino a Viareggio e a Torre del Lago Puccini. Insomma, dopo la natura, un po’ di … struscio tra i fighetti dei bar del lungomare

Io a dire il vero sono arrivato fino a Pisa per salire fino in cima alla torre … non in moto però eh, ma ognuno poi si può aggiustare l’itinerario come preferisce.

Un paio di note tecniche:

- l’asfalto è sempre più che soddisfacente, ho incontrato solo un tratto col semaforo col senso unico alternato per lavori poco dopo il passo, ma direi che da allora ad oggi dovrebbe essere stato tolto …..

- occhio al serbatoio: dopo Castelnuovo, c’è un lungo tratto, fin dopo il passo in cui non c’era traccia di distributori, quindi….. fate bene i calcoli!

Spero di aver dato un buon suggerimento almeno ad alcuni…

By Freeman

Un pomeriggio diverso

Ottobre 2009

CB ge“Ieri pomeriggio stavo per scoppiare, un mare di problemi riguardanti il mio lavoro mi attanagliava la testa e non vedevo via d’uscita.

Alle 13 la decisione: mollo l’ufficio con una scusa, prendo la CB e mi faccio portare via.

In mezz’ora tolgo di mezzo la città e mi dirigo verso l’Oltrepo Pavese, la pressione nella mia scatola cranica comincia ad allentarsi. Guido e basta.
Passo Penice, Bobbio, Val Trebbia una curva dietro l’altra riesco a ragionare e vedere le cose in modo più distaccato e meno opprimente, inizia qualche goccia di pioggia ma l’asfalto resta asciutto, arrivo a Genova che sono le 18.30.

Attraverso la città e prendo l’Aurelia fino a Varazze. Parcheggio la moto e mi siedo sulla spiaggia davanti al mare.

ASCOLTO E RESPIRO.

Ci sto un’oretta, poi al primo bar che vedo mangio un boccone.
Alle 21.30 riprendo la moto torno verso casa più sereno e pronto ad affrontare le cose che ho lasciato e mi aspettano l’indomani.
Arrivo a casa alle 23.30.
Mi ci voleva.

By Anto

ROMBORADUNO : Raduno CB Team al Passo del Rombo


rombo1 E’ sabato mattina, sono le 5:15, la sveglia del telefonino suona puntuale metto su il caffè ed intanto mi faccio una bella doccia per svegliarmi. Rapida colazione, tuta, casco, guanti ed alle 6:00 in punto la CB romba nel cortile di casa, si va!

Strada normale fino a Trezzo d’Adda dove imbocco la A4 che mi porta diretto alla mitica area di servizio Brembo classico ritrovo per i Cbisti della Lombardia.
Sono il primo ma dopo 1 minuto ecco Simone giubbino in pelle e jeans sorriso tipico del Cbista in partenza per un bel viaggetto. Nel giro di 5 minuti piombano veloci le Cb di Lele e Feromoto.

Via verso Desenzano dove ci aspetta Ciubar, tempo bellissimo. Percorriamo tutta la Gardesana fino a Riva del Garda dove fuori casa ci attende Giorgio con l’inseparabile e simpatica consorte Giovanna.
Saluti strette di mano e via di nuovo sei Cb affrontano il Passo Ballino dove c’è una nebbia degna di Milano a novembre e ci sono 16 gradi, sono le 8:45. Ponte Arche, sosta colazione,di seguito Terme di Comano, Molveno, Andalo.
Sosta benzina sguardo al telefonino e arriva un messaggio dal Missile di Venezia GianGomezzz, lui e i suoi amici sono a 10 minuti di strada e li aspettiamo lì.
Altri saluti e vai di nuovo on the road.

rombo2Da Andalo scendiamo fino a Dermulo e imbocchiamo la strada per il passo Palade. Spettacolo !!!!

Chiedo il meglio alla mia Cb e lei come al solito non mi delude dal Palade picchiata su Merano Mentre attendo gli altri mi telefona Alex e mando un messaggio al PRESIDENT Treebeard.Siamo un po’ in ritardo ma in men che non si dica siamo a S.Leonardo dove ci attendono gli altri.
Dopo una rapida presentazione finalmente riesco a dare un volto ai Nick che tante volte ho visto sul forum.
Si sale al Passo Rombo scopro il paesaggio che l’anno scorso era completamente nascosto dalle nuvole.
Su in vetta arrivo e subito misi avvicina un tipo che mi chiede se son li per caso, il tempo di togliere il casco e la risposta gliela da Gian, nel giro di 20 minuti le Cb diventano 14!!!!!!
Il tipo è un Cbista di Torino che ha letto del Raduno ed è venuto a sorpresa Mitico!!!

Foto di rito e si scende in Austria per il pranzo al Dorf Alm Restaurantrombo3
Volti felici allietano il pranzo e gli amici di Gian tengono allegra la compagnia.
Dopo pranzo foto di gruppo e poi ognuno per il proprio programma, chi prosegue e chi rientra.

Io, Fero, Lele, Simone e Roby rientriamo verso casa.
Alla fine visto il tempo un pò minaccioso e la stanchezza optiamo per l’autostrada che ci riporta tranquillamente ognuno alla propria destinazione.
Stanco ma felicissimo alle 20.00 rientro nel cortile di casa dopo 14 ore e 750 km.
Grazie a tutti per la bellissima giornata.

By Antonio CB

Shark RSX Fusion Tech

 

Shark è un produttore di caschi che sta lentamente affermandosi, grazie anche al legame sempre più stretto con il mondo delle corse. Sono in aumento, infatti, i piloti di MotoGP e Superbike che utilizzano i caschi dell’azienda francese, segno della qualità intrinseca dei caschi Shark.

Io possiedo da tre anni il casco della foto (che è in realtà di colore blu notte), RSX Fusion Tech e credo di poterne scrivere una recensione a ragion veduta.

Il casco è discretamente leggero, 1350 g circa, e già questa è una bella notizia.

Sono proposte due misure di calotta, per meglio combinarsi con le varie misure.

La calotta è realizzata esternamente in fibre composite multiassiali Carbon-Aramide e all’interno con polistirolo multistrato a densità differenziata, per la miglior dissipazione di un eventuale urto.

Grande attenzione è stata posta alla realizzazione della visiera, che presenta uno spessore di 3 mm, come nei caschi di Formula 1, ed ha un trattamento antigraffio e antifog davvero efficace, il migliore che abbia mai avuto. Non c’è davvero verso di far appannare la visiera, neanche soffiandoci sopra o viaggiando per 200 km sotto la pioggia scrosciante (come ho avuto modo di verificare personalmente).

Il paranaso offerto di serie aiuta ad ottenere questo risultato, molto importante per la sicurezza di noi motociclisti, così come il sottogola – sempre di serie – aiuta ad evitare turbolenze provenienti dal basso.

Gli interni sono morbidi e confortevoli, realizzati in tessuto Coolmax (altro plus di questo casco), e l’accoglienza riservata alla testa è veramente regale grazie ai guanciali ergonomici in mousse 3D, si viaggia in grande comfort e per molti km senza il minimo disagio.

La ventilazione è garantita da un sistema di brevetto Shark, che utilizza due prese anteriori (mento e fronte), canalizzati attraverso “effetto Venturi” ed un estrattore posteriore. A completare il quadro non può mancare il cinturino sottogola chiuso da anello a doppia D.

La mia esperienza è decisamente positiva, in tre anni con questo casco ho percorso decine di migliaia di km, in tutte le condizioni meteo possibili e nel massimo comfort. Unico neo, a mio avviso è un pochino rumoroso, ma va detto che io guido una moto nuda – Yamaha XJR 1300 – e sono alto 1.93.

Per il resto, io mi ci sono trovato alla grande sia nei 48 gradi dell’estate greca così come con le temperature vicine allo zero dell’inverno, con il grande vantaggio che gli interni non si deteriorano, nemmeno se, come me, siete di quelli che sudano molto.

E’ sufficiente una manutenzione periodica degli interni, per mantenerlo in perfetto ordine, pronto ad accompagnarvi per i prossimi viaggi nella massima comodità.

 

by Yoannes

L’abbigliamento tecnico è un compagno fondamentale del motociclista

La grande passione che anima i motociclisti si esprime fondamentalmente in due modi. Giri turistici e passeggiate per i più tranquilli (o mototuristi), oppure appassionanti e adrenaliniche giornate in pista per i più sportivi. Qualunque sia il modo di essere motociclista, ci sono degli aspetti basilari che non possono essere né tralasciati né sottovalutati.

Il mio primo consiglio è di verificare piuttosto frequentemente lo stato e le condizioni della vostra moto, per accertarsi che sia sempre in perfette condizioni. Chiunque sia mai rimasto a piedi nel bel mezzo di un’uscita in un posto isolato – e magari di domenica, giorno per eccellenza dedicato ai giri in moto – sa perfettamente di cosa stia parlando. Restare in mezzo ad una strada solo perché non si è controllato l’olio, tanto per fare un esempio, è quantomai frustrante. Le condizioni della moto sono quindi il primo fattore da valutare, prima di mettersi per strada.

Il secondo fattore, della pari importanza, è la scelta di un abbigliamento adeguato. Troppo spesso mi trovo a vedere in strada persone in sella a moto da 150 cv vestite come per una passeggiata al parco, giubbottino leggero e scarpe da ginnastica, senza la minima protezione. Se pensiamo che nei luoghi deputati agli sport motoristici, gli autodromi, non è possibile girare senza abbigliamento adeguato, è facile comprendere che, girando in strada (con tutte le incognite del caso) si dovrebbe prestare la massima attenzione a come ci si veste. Già, ma come ci si dovrebbe vestire, per essere sicuri di proteggersi a dovere?

Questo testo vuole essere una piccola guida all’orientamento nel grande e caotico mondo dell’abbigliamento specifico per motociclisti. Il metodo che seguirò sarà abbastanza semplice, e cioè dalla testa ai piedi.

In effetti si può ragionevolmente dire che ogni parte del nostro corpo vada protetta. Il mercato, fortunatamente, ci aiuta in tutto ciò. E’ innegabile che attualmente si trovino in commercio accessori in grado di proteggerci adeguatamente.

> Il casco, l’accessorio più importante del motociclista

> Guanti e stivali, ovvero come proteggere le nostre estremità

> Giacche da moto, viaggiare sicuri e protetti 365 giorni l’anno

by Yoannes


CB Dream Team

cavaleseE’ sabato, sette di mattina sono già fuori con la mia fedele CB, raggiungo rapidamente il casello autostradale di Agrate, dove dopo pochi minuti arriva Simone orgoglioso a cavallo della sua Cb Silver. Inizia l’avventura.
Ci portiamo all’Area di servizio Brembo , 5 min. ed ecco apparire la sagoma inconfondibile di un’altra “piccola”, è il Mitico Fernando, che proprio qui ho conosciuto nel mese di Maggio 2004.Tentativo di colazione subito fallito causa la folla di vacanzieri che prende d’assalto l’autogrill. Si parte, A4 fino Brescia Ovest dove usciamo per iniziare il percorso di avvicinamento al raduno in programma.
Statale del Caffaro e ascesa alle Coste di S.Eusebio (BS) dove facciamo colazione e veniamo raggiunti da Roby “Ciubar”… Arriva pure un tipo con una Tuono che sulla tuta porta la scritta;”GRAPPINO” e ci chiede se siamo di un club. Mi vien voglia di rispondere: “No ci siamo trovati qui per caso”!!!!!!
Via di nuovo si inizia a guidare e la mia motona con le scarpine nuove sulle curve delle Coste fino al Lago d’Idro, Val di Ledro e giù fino Riva del Garda da il meglio di sè. Che bomba di moto!!!!

Cerco di contattare Giorgio ma ho copiato male il numero di cellulare e per fortuna riesco a contattarlo a casa. Ci raggiunge in un attimo insieme alla moglie: perfetti! CB silver per la gioia di Simone, abbigliamento e caschi uguali.
Ci dirigiamo verso Trento e da qui imbocchiamo la Val di Cembra che ci porta a Cavalese , Predazzo e Passo Rolle, una danza infinita di curve una vera gioia per la CB! Al passo panino e birretta, quattro chiacchiere e telefonata di Enrico che si trova giù a Feltre.
Giù anche noi!!!! Feltre, Valdobbiadene e finalmente Conegliano.

cone1Dopo 465km raggiungiamo la concessionaria DolomitiRacing dove Fabrizio da Roma ha appena ritirato la sua Cb Biancorossa e lì si sono trovati anche Enrico, il grande Gomez e Gianluigi di SanDonà. Totale 9 CB !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Grande soddisfazione da parte di tutti, foto di rito e bevuta offerta da Fabrizio.
Sono le 17 passate e purtroppo si deve pensare al rientro.

Optiamo per l’autostrada e dopo i saluti Giorgio,Gomez e Gianluigi vanno per strade separate, mentre io e gli altri cinque in formazione entriamo in autostrada.

Anche questo tratto fino a Padova dove Enrico e Fabrizio ci salutano è stato emozionante.

Siamo rimasti in 4 e sotto un sole rovente si rientra verso la base.

Grande giornata, Grande CB ma soprattutto GRANDISSIMI CBISTI.

GRAZIE A TUTTI !!!!

By AntoCB


Campagnano – Morlupo – Amelia – Monti Cimini

Questa è una proposta per un itinerario di medio raggio (circa 270 km) che, a media andatura e considerando l’attraversamento di diversi paesini, si può compiere in una mattinata o in un pomeriggio. Il percorso è molto divertente perché si alternano paesaggi diversi e tipologie di percorso diverse, dal misto veloce della campagna  che attraverso Cesano porta a Campagnano Romano, al misto stretto della Campagnanese e della Orte-Amelia.

Io sono partito da Roma senza una meta precisa in testa e, come mi capita spesso, l’itinerario l’ho deciso mentre percorrevo la prima parte del tragitto, quella che mi fa uscire dalla città e mi permette di sciogliere la testa e il motore della moto. Inoltre, aprendosi l’orizzonte, posso vedere come sono le condizioni meteo nelle zone che decido di visitare.

Ho quindi deciso di arrivare fino ad Amelia, piccolo borgo dell’Umbria situato poco sopra Orte, e che si raggiunge percorrendo una strada di circa 16 km tutta curve che sale costeggiando il fianco di una collina immersa nello splendido paesaggio di questa zona che fa da confine tra Lazio ed Umbria. Raggiungo velocemente Cesano e la Cassia Bis, esco a Campagnano e qui inizia il divertimento.

Tra Campagnano e Morlupo si snoda una strada – la Campagnanese – che è un autentico invito a spalancare il gas. Sono 15 km di adrenalina pura, tra curve da seconda e terza che si susseguono senza soluzione di continuità, in un dolce paesaggio di colline ondulate. Attenzione che la strada è molto praticata, sia da macchine che da trattori, perché fa da raccordo tra Cassia e Flaminia, dove, una volta giunti, si gira a sinistra, direzione Rignano Flaminio e Terni. A quel punto si apre la Flaminia nel suo tratto più bello, perché termina la serie di paesi che compongono l’hinterland romano e inizia la campagna aperta, nella quale la Flaminia si inoltra con una lunga serie di curve sinuose che si possono percorrere a buona velocità (il limite è di 80 km/h).

Poco dopo Civita Castellana, ormai in piena Tuscia, c’è la deviazione per Gallese ed Orte, all’altezza della quale si gira a sinistra e si va verso Orte, da cui parte l’altra gustosissima strada di questo itinerario, la Orte-Amelia. Si tratta di una bellissima strada di collina che, nei 16 km di lunghezza, offre un campionario quasi completo di curve di tutti i tipi e due-tre allunghi dove aprire il gas, facendo sempre attenzione al traffico che non manca mai.

Una volta in cima ad Amelia e dopo una piccola sosta, si ridiscende verso Orte, da dove si prende per Viterbo. Qui due sono le scelte possibili: arrivare fino a Viterbo e prendere la SP 1 Cimina, chiamata anche Cassia Cimina, dall’inizio, oppure girare per Soriano del Cimino e seguire le indicazione per Ronciglione o per la Faggeta, per giungere comunque sulla Cimina, strada che scatena i migliori istinti di qualsiasi motociclista.

Si tratta di 21 km tutte curve – compresi due tornanti –, che da Viterbo portano dapprima a salire in cima ad un passo situato a circa 850 mt e a scendere poi verso Ronciglione costeggiando dall’alto il Lago di Vico, piccolo gioiello incastonato all’interno della Riserva Naturale del Lago di Vico.

 

Una volta giunti a Ronciglione, si prende per Sutri e poi la Cassia verso Roma. Appena si esce dal centro abitato di Sutri, si trovano subito due svolte a destra, la prima per Bassano Romano e Vejano, la seconda per Trevignano.

Io amo particolarmente quest’ultima, sia perché corre lungo un bosco quasi incontaminato (e quindi occhio alle foglie per terra in prossimità delle curve) sia perché, una volta scollinato, si apre davanti a noi un panorama mozzafiato del Lago di Bracciano, che mi emoziona ogni volta.

Da Trevignano si può tornare a Roma via Cassia o via Aurelia, che si può raggiungere da Anguillara Sabazia passando per Tragliata (bivio per Palidoro) o per Testa di Lepre (bivio per Fregene).

 

by Yoannes


Avon Storm ST – la gomma ideale?

Sono più di trent’anni che vado in moto e, come tutti i motociclisti di una certa esperienza – e anche, perché no, di una certa età – posso dire di aver provato un gran numero di pneumatici diversi su diverse moto. Con il passare del tempo ho imparato che le gomme sono un argomento sul quale non si deve mai pensare al risparmio bensì sempre ricordare che la nostra sicurezza in strada dipende fondamentalmente dal loro comportamento e dal loro stato di usura. Non ha senso quindi ritardare il cambio gomme solo per risparmiare un po’ di euro se questo pregiudica la nostra sicurezza e il nostro piacere di andare in moto.

Quest’anno, intorno a giugno, mi sono trovato a dover cambiare le mie vecchie gomme e, animato dalla mia innata curiosità di sperimentare cose nuove, ho montato sulla mia XJR 1300 le Avon Storm ST. Dopo alcuni mesi di utilizzo, posso dire di aver testato queste gomme, nelle più disparate condizioni di utilizzo.


Il mio giudizio è estremamente positivo, ne sono letteralmente entusiasta. Mi sento di dire che sono le migliori gomme che io abbia mai montato e in questo momento non sento il bisogno di provare altre gomme, anzi spero che siano prodotte per i prossimi decenni, così non avrò più il dubbio su cosa montare ai prossimi cambi gomme – che per me sono almeno due l’anno, percorrendo intorno ai 15000 km l’anno –.

Cominciamo con il parlare dell’aspetto, caratteristica non fondamentale tra le qualità di un pneumatico, ma che rappresenta sicuramente un plus. Sulla mia moto le gomme sono 120/70 all’anteriore e 180/55 al posteriore, delle misure oggi quasi standard tra le moto da 600 cc in su. Nonostante le Avon Storm ST siano considerate e proposte dalla casa come sport-touring, è innegabile che il loro profilo e il disegno del battistrada siano sportivi. In più, per chi monta il 180/55 al posteriore, la buona notizia è che la gomma è quasi un 190, poiché ha una larghezza di 186 cm. Niente male, che ne dite?

Devo dire che la mia guida – non sono un pilota di Superbike – è diventata molto più agile, grazie alle possibilità di inserimento in curva che regalano.
Qualsiasi curva diventa naturale da percorrere e si può frenare fino a metà tornante e oltre senza alcun effetto auto raddrizzante della traiettoria.
Quando il gommista mi diceva che con le Avon Storm ST toglievo una trentina di kg alla moto, pensavo fosse un po’ di sana propaganda commerciale, ma devo ammettere che è assolutamente vero.

La mia XJR è diventata molto più agile e la dinamicità ne risente molto positivamente perché è diventata molto più facile nello stretto senza perdere nulla nel dritto, dove anche i passaggi tra vari strati di asfalto vengono digeriti senza battere ciglio.
Mi sono trovato a fare i tornanti che portano a Piancastagnaio divertendomi come non mai, buttando giù la moto senza il minimo timore e tirando la prima fino a 9000 giri, per vedere se, molto sollecitata in uscita di curva, perdeva qualcosa in aderenza. Niente, le Avon Storm ST mi hanno permesso una guida  un po’ sportivella per tutti i 15 km circa che portano dalla Cassia su fino a Piancastagnaio senza la minima esitazione, facendo anzi pensare che il loro limite era ancora da venire. Dimenticavo, tutto ciò con passeggero e bagagli.
Anche sul bagnato (e grandine) le gomme non hanno avuto la minima incertezza, anzi mi hanno dato una grande sicurezza, tanto da aver viaggiato veloce come mai prima senza timore di perdere un millimetro di aderenza.
Anche questo comportamento, chiaramente, è stato testato con passeggero e borse, di cui non si avvertiva la presenza e quindi posso affermare che queste gomme si sposano perfettamente con la mia moto e il mio stile di guida.

“Non uso toni trionfalistici perché manca l’ultimo parametro da valutare, e cioè quanti km ci farò, ma se arrivano agli 8000, che è il minimo che il gommista mi ha garantito, non le cambierò più, mi ci sono trovato troppo bene”. Ho scritto queste parole in giugno, subito dopo il raduno annuale di XJR.it, e le gomme erano nuovissime, avevano solo 200 km di vita.

Oggi, sono arrivato a quasi 7500 km e devo dire che, alla luce di un giretto “pepato” che ho fatto ieri, il loro comportamento non è mutato di una virgola rispetto all’inizio, e anche il loro aspetto non denota segni di usura. Anche sotto il punto di vista della durata solo buone notizie, mi aspetto una loro durata di almeno 10000 km.
Last but not least, ho potuto verificare che, su tragitti che percorro abitualmente, effettivamente vado più veloce di una ventina di km/h, segno inequivocabile della grande sicurezza che trasmettono.

Per rispondere quindi alla domanda iniziale del titolo, direi che si, per me, le Avon Storm ST sono senza dubbio le gomme ideali, provare per credere.

by Yoannes


Suzuki GSF Bandit 1200: bandito & gentiluomo

Lanciato sul mercato nel lontano 1995 con la cilindrata di 400cc e portata quasi subito a 600 il Suzuki GSF Bandit viene proposto nella maggiore cilindrata (1200) nel 1997, trovando subito un notevole successo di pubblico per via di invidiabili peculiarità, un rapporto qualità/prezzo favorevolissimo e doti dinamiche di tutto rispetto.

Il Bandit 1200 nasce sulla falsariga del 600 quindi, con l’intento di replicare il concetto della sorella minore ma con un bel surplus di prestazioni, quindi ciclistica sana e veloce a dispetto dell’aspetto da musclebike classica (solo 1430 i mm d’interasse).

Rivista per un raffinamento tecnico ed estetico nel 2001 (questa versione in particolare vado ad illustrare, visto che è quella che poi ho…), il motore derivato dal top della produzione dell’epoca in casa Suzuki, il mitico 1100 sacs (sigla che indica il raffredamento misto aria-olio) che equipaggiava la gsx-r, rivisto leggermente nella cilindrata (aumentata fino a 1157 cc.) e in altri particolari per renderlo ancor più fluido e fruibile, soprattutto ai regimi medio-bassi.
Operazione completamente riuscita vedremo, pur senza rinnegare del tutto il carattere del suo predecessore.
Si, perché se il GSF Bandit offre il suo picco di coppia al regime, particolarmente basso di 4250 giri e quindi si distingue per un’erogazione particolarmente fluida e generosa fin dai bassi regimi, conserva comunque una certa ruvidità nel salire di giri fino a circa 5000 giri, regime oltre il quale si perdono quasi definitivamente traccia delle vibrazioni del motore.
Personalmente ho sempre considerato una prerogativa e caratteristica dei motori più prestanti della produzione suzuki una certa ruvidità nell’erogazione, e debbo dire che non è più di tanto fastidiosa nell’uso quotidiano o su di un bel misto di montagna, un po’ meno piacevole invece è nel casi di veloci trasferimenti autostradali a velocità più o meno costante.
Rimane comunque una moto dall’impatto assolutamente amichevole, vuoi per l’altezza contenuta della sella e delle pedane, vuoi per la maneggevolezza che trasmette già dai primi metri percorsi a basse velocità; i comandi morbidi e precisi di cambio e frizione completano un quadro quasi perfetto.
Eh si, perché mamma Suzuki dopo aver valutato i tanti talenti di cui aveva dotato la neonata GSF ha deciso di lasciarle anche qualche imperfezione; e così arriviamo a parlare dei freni.

> Impianto frenante

> Sospensioni

> Motore

> Consumi medi

By Ghostdog