Shark è un produttore di caschi che sta lentamente affermandosi, grazie anche al legame sempre più stretto con il mondo delle corse. Sono in aumento, infatti, i piloti di MotoGP e Superbike che utilizzano i caschi dell’azienda francese, segno della qualità intrinseca dei caschi Shark.
Io possiedo da tre anni il casco della foto (che è in realtà di colore blu notte), RSX Fusion Tech e credo di poterne scrivere una recensione a ragion veduta.
Il casco è discretamente leggero, 1350 g circa, e già questa è una bella notizia.
Sono proposte due misure di calotta, per meglio combinarsi con le varie misure.
La calotta è realizzata esternamente in fibre composite multiassiali Carbon-Aramide e all’interno con polistirolo multistrato a densità differenziata, per la miglior dissipazione di un eventuale urto.
Grande attenzione è stata posta alla realizzazione della visiera, che presenta uno spessore di 3 mm, come nei caschi di Formula 1, ed ha un trattamento antigraffio e antifog davvero efficace, il migliore che abbia mai avuto. Non c’è davvero verso di far appannare la visiera, neanche soffiandoci sopra o viaggiando per 200 km sotto la pioggia scrosciante (come ho avuto modo di verificare personalmente).
Il paranaso offerto di serie aiuta ad ottenere questo risultato, molto importante per la sicurezza di noi motociclisti, così come il sottogola – sempre di serie – aiuta ad evitare turbolenze provenienti dal basso.
Gli interni sono morbidi e confortevoli, realizzati in tessuto Coolmax (altro plus di questo casco), e l’accoglienza riservata alla testa è veramente regale grazie ai guanciali ergonomici in mousse 3D, si viaggia in grande comfort e per molti km senza il minimo disagio.
La ventilazione è garantita da un sistema di brevetto Shark, che utilizza due prese anteriori (mento e fronte), canalizzati attraverso “effetto Venturi” ed un estrattore posteriore. A completare il quadro non può mancare il cinturino sottogola chiuso da anello a doppia D.
La mia esperienza è decisamente positiva, in tre anni con questo casco ho percorso decine di migliaia di km, in tutte le condizioni meteo possibili e nel massimo comfort. Unico neo, a mio avviso è un pochino rumoroso, ma va detto che io guido una moto nuda – Yamaha XJR 1300 – e sono alto 1.93.
Per il resto, io mi ci sono trovato alla grande sia nei 48 gradi dell’estate greca così come con le temperature vicine allo zero dell’inverno, con il grande vantaggio che gli interni non si deteriorano, nemmeno se, come me, siete di quelli che sudano molto.
E’ sufficiente una manutenzione periodica degli interni, per mantenerlo in perfetto ordine, pronto ad accompagnarvi per i prossimi viaggi nella massima comodità.
by Yoannes

